Distruggetevi

11/2/2002 politics ◎ By Marco Noris

2001/2002

…camminare lungo l’orlo dell’abisso, e dubito di avere il coraggio e la forza necessari per una simile impresa. Ma, d’altro canto, chi può saperlo?” C. Castaneda

Il grande castello di carte in cui viviamo inizia a perdere pezzi. Un castello di carte e la sua torre di cartone. L’Impero si rattoppa a buone dosi di violenza, qui e là, giusto per contenere. Abbiamo attraversato un pezzo d’estate sospinti dalla melmosa/sbirrosa cloaca genovese per vederci togliere improvvisamente di mano il nostro ultimo giochino. Alt, che cazzo succede?

Ora mi trovo schierato, mi dicono. Così sembra. Mi dicono che nemmeno essere no-global mi impedisce di piangere la mia cultura globalizzata. Mi dicono anche che ci sono tre minuti di silenzio per i morti americani. I morti qui da noi non sono tutti uguali. I morti buoni si pregano, quelli cattivi si ignorano. Come i bimbi iracheni, cattivissimi mi dicono. In due giorni mi spiegano già tutto, chi come perché. Non sapevano nulla prima, subito dopo sanno tutto. Bin Laden, chiaramente. A distanza di una settimana ormai inizia a costare fatica pensare alle prove. Facciamo finta di niente, i media ormai omettono il dubbio e lo danno per scontato. Chissà di quanto tempo hanno bisogno per sciacquare il senso critico occidentale per poter poi bombardare alla prima stupidissima scusa.

Finalmente eccola, la globalizzazione. Ne abbiamo parlato molto ed eccola che arriva a bordo di quattro aerei di linea. L’Impero si piega e il Pentagono va a fuoco. Tutto torna, il terrorismo diventa guerra, globale e permanente. Penso all’infinità di sorrisi educatamente repressi. Penso al milione di morti iracheni, ammazzati lentamente dalla fame. L’embargo occidentale in una delle sue tante applicazioni. E mentre la retorica occidentale piange i suoi morti, Israele bombarda i territori palestinesi, il fondamentalismo inneggia alla Guerra Santa e in tutto il mondo l’umanità si diletta al massacro. È tutto talmente stupido da essere grottesco.

Stupefatto. Qui le guerre sante sono due. Una sfida all’ultimo sangue, con supplementari a oltranza.

Marco NorisBologna