Il piccione con il cappello

1/1/2002. By Marco Noris.

Un abbondante mezzo secolo di donna incede lentamente. È un piccione, un grigio e ondeggiante piccione dal silenzio equivoco di un cappello di velluto rosso. Osserva giusto il corridoio fronte a sé, un corridoio della larghezza di dodici centimetri che si chiude a imbuto seguendo il suo stesso dispiegarsi in ingannevole prospettiva. Non s’accorge che il suo ingombro, delimitato a sinistra da un ondeggiante sacchetto di plastica e a destra dal gomito angolato a condurre la mano in tasca, si infila senza pena nel corridoio visivo suo percorso. Non s’accorge, e perché dovrebbe? Sulla larghezza della cassa toracica o sul vuoto tra la nuca e la cima del cappello non ci pensa né tantomeno si interroga.

Fragile armatura aperta sul fronte, dall’occhio sempre dritto, rotante e fisso nello stesso punto; lungo pareti scivolando in senso opposto, scomparse alle mie spalle e ricomparse ai primi margini del corridoio, dodici centimetri dentro, non più di dieci metri fuori, a contorno, certo si a scenografia, per necessità, per contenere il corridoio stesso lungo il quale la stupidità muove lentamente e io dietro di lei nei restanti nove metri e ottantotto centimetri.

Marco NorisBologna