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Intervista All’artista Nicola Samorì

14/4/2021 ☼ By artribune.com. Taken from instapaper. Tags:

Source: https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/who-is-who/2021/04/pittura-intervista-nicola-samori/

Highlights

  • Credo che la pittura tutta, non solo la mia, parli sempre di pittura. Pensa e ripensa sé stessa. Il reale è solo una boccata d’aria per non soffocare negli avvitamenti della maniera. (View Highlight)

  • La mia postura iconoclasta è solo un gesto appassionato di traduzione, perché la maggior parte delle immagini che ci sono state trasmesse per ritrovare sangue hanno bisogno di una catastrofe. Solo allora abbandonano la nicchia, mentale o architettonica, nella quale sono state de-poste. (View Highlight)

  • Certe mie immagini non sono la celebrazione della rovina: sono rovina. (View Highlight)

  • Più in generale direi che è una questione di presa di distanza dell’occhio dall’opera. (View Highlight)

  • Mezzo e fine in questo caso coincidono (View Highlight)

  • Sono convinto che una mia fisima dipinta bene abbia più futuro di una pandemia fotografata male. (View Highlight)

  • Poche volte assistiamo alla pittura come fenomeno spontaneo, in Velázquez per esempio, o in Vermeer. Questi uomini si nutrivano di pigmenti e hanno inventato colori nuovi; sapevano disegnare con il colore. Agli altri, me compreso, non resta che fingersi camaleonti e morire intossicati”. (View Highlight)

  • Cerco sempre di fare dipinti luminosi, ma ogni volta cado nell’ombra, forse perché il buio è la condizione ultima delle cose, mentre la luce è solo un episodio temporaneo. (View Highlight)

  • Quali formati prediligi? Oscillo dalla miniatura al monumentale con disinvoltura, anche se negli ultimi anni cerco di sostare più a lungo sui dettagli perché ora ho un controllo del polso che, quando avrò l’età di mio padre, perderò. Per la pittura di gesto c’è tempo. (View Highlight)

  • Perché fare pittura oggi? Forse per ricordarci che siamo umani, perché i tempi e i modi della pittura rispettano il nostro corpo più di quanto non lo facciano altre pratiche. Una volta la pittura era un mezzo efficace per evidenziare il valore dell’artista, una sorta di dimostrazione di padronanza di una lingua preclusa ai più. Oggi mi sembra uno strumento per misurare i propri limiti. Per molti la pittura è diventata una tenda di fortuna, quando una volta era una reggia. Ma la pittura è anche un po’ come il sangue di San Gennaro, che è secco, ma torna a liquefarsi in occasioni speciali, quando intorno alla reliquia vengono compiuti gesti che si tramandano da secoli. (View Highlight)

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